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Disneyland Paris, parte 2: top & flop

Prosegue il diario sul viaggio a Disneyland Paris: stavolta provo ad analizzare cosa ha funzionato e cosa no…

Come vi scrivevo non molto tempo fa (esattamente qui) io, moglie e figlia abbiamo passato qualche giorno in quel posto magico e meraviglioso noto come Disneyland Paris. Sebbene sia stata un’esperienza indimenticabile nel senso più positivo del termine, qua e là non sono mancati piccoli episodi che mi hanno lasciato un filino perplesso.

Ragion per cui in questa seconda parte dedicata alla terra di Topolino e soci non mi limiterò a raccontarvi solo le cose fiKe ma vi renderò partecipi di accadimenti che, in altri luoghi e in altre circostanze, mi avrebbero forse fatto perdere la brocca.

Il discorso è piuttosto lungo quindi non mi dilungherei oltre ma tranquilli che non sarà il festival del veleno, però ritengo che certe cose vadano dette. Anche solo come sfogo o come piccolo chivalà per i più fortunati che un domani dovessero visitare il parco…

Belli gli Studios…

Per chi è totalmente ignaro è bene sapere che Disneyland è fondamentalmente diviso in due: da una parte c’è il parco “classico” con attrazioni dedicate a storie e personaggi amati da grandi e piccini, dall’altra invece ci sono i Walt Disney Studios.

Che cosa c’è di diverso? E’ un’area dedicata al cinema e quindi tutto sembra più professionale e adulto, nei limiti del possibile. Praticamente a tratti sembra di stare su un set senza contare il fatto che certe attrazioni non sono adatte ai più piccoli. Non ultimo il fatto che, oh, puoi incontrare gli eroi della Marvel e per un nerd stagionato come il sottoscritto non è affatto poco.

… anche se…

… anche se ci sono i cantieri. E non essendo un pensionato con la passione per scavi e ruspe la cosa ha dato un filino fastidio. Certo, il luogo è in eterna mutazione e si deve ammodernare e pure ampliare, come ci ha detto qualcuno dello staff. Un consiglio gratis? Andateci non prima del 2025, così i lavori saranno finiti e gli Studios saranno decisamente più grandi, belli e meno incasinati.

Cars, un bel filo conduttore

Così come l’hotel Santa Fe fa respirare l’atmosfera della Route 66 così anche il Parco non è privo di attrazioni dedicate al mondo di Saetta McQueen. Una su tutte la giostra che fa un giro a forma di otto e che mi ha causato un leggero e piacevole senso di rincoglionimento. E non dimentichiamoci il giretto sul mastodontico bus che introduce al magico mondo di Radiator Springs: non voglio fare spoiler ma sappiate che è prevista una calda e umida sorpresa!

Effetto Avengers, a pranzo e non solo…

Quello che vedete in foto non è una parte degli interni dell’officina di Tony Stark, bensì il “maitre” di un comunissimo luogo di ristoro dei Walt Disney Studios. Cioè tu hai fame, cerchi un posto dove mangiare qualcosa, lo trovi, ci vai e ad accoglierti trovi l’Hulkbuster. Capite perchè il sottoscritto ha consumato il proprio pasto con un sorrisone ebete stampato sul volto, vero?

Piccola nota a margine: il posto si trova nei pressi dell’Avengers Academy e quindi tutta la zona è tappezzata di quelle A giganti inconfondibili. E non dimentichiamoci che da una terrazza Spider-Man ci faceva “ciaociao” con la manina mentre le guerriere del Wakanda addestravano delle giovanissime reclute (turiste, eh).

Il tutto prima che Loki e Thor dessero spettacolo davanti ad un fottiliardo di persone e tutto questo nel giro di poco tempo e ancor meno spazio. Meraviglios… indovinate chi ha fatto una foto con la Vedova Nera?

Le meraviglie di Frontierland

Disneyland Paris è un parco enorme, diviso in 5 macro aree. La mia preferita? Mi sa proprio che è quella il cui ingresso potete intravedere nella fotina qua sopra: a Fontierland si respira aria di Selvaggio West, col fortino e certi angoli che sembrano uscire da un film. Non vi dico quante foto abbiamo scattato perchè, francamente, non lo so nemmeno io ma vi assicuro che sono davvero tante.

Che differenza c’è tra un sabato piovoso e un lunedì di sole?

Nel post precedente vi avevo accennato al fatto che il tempo in Francia non sia stato dei migliori, vero? Ecco, scioccamente pensavo che un giorno settimanale potesse riservare meno caos rispetto ad un sabato o una domenica, seppur piovosi. Ebbene, l’immagine qua sopra dimostra l’esatto contrario: scattata di lunedì, dà l’idea del casino di gente che noi 3 abbiamo dovuto dribblare per fare una foto o dare uno sguardo alla parata. Che col sole pareva ancor più festosa mentre Pippo sembrava si fosse calato più pasticche del solito…

Ritorno agli Studios, tra shopping e capricci

Belle le attrazioni, piacevolissimo scambiare due parole con i vari membri dello staff mentre si era in coda per una foto con Mary Poppins. Nel caso, tu lettore, ti stessi chiedendo se ce ne siamo tornati a casa a mani vuote la mia risposta non può che essere AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAH. NO. Ovviamente abbiamo speso, ma questo è un argomento che mi voglio tenere per la terza parte che, prima o poi, mi deciderò a scrivere.

Però una cosa la voglio dire: nel giro di un’oretta è possibile accaparrarsi di tutto e se non state attenti Disneyland rischia di trasformarsi in una macchina aspirasoldi. Per voi genitori il mio consiglio è… fate pure frignare la prole qualora volesse questo o quello perchè, tanto, sarete in buona compagnia.

Ho perso il conto dei bimbi più o meno piccoli che, nel giro di tre giorni scarsi, ho potuto ammirare mentre facevano le peggiori sceneggiate nel vano tentativo di portarsi a casa un ciclopico peluche di una qualche Disney-celebrity. I peggiori, manco a dirlo, gli italiani perchè tutto il mondo è paese e noi amiamo, inconsciamente, farci riconoscere tra urla, parolacce e pure qualche bestemmia. Giuro.

Due parole sul cibo le vogliamo spendere?

A conclusione del “pezzo” di oggi vorrei parlare del lato gastronomico di tutta la faccenda. Nella prima parte, se vi ricordate, ho dipinto le lodi della colazione in hotel. Ebbene, oggi vi vorrei dire che pranzo e cena non sono stati il paradiso del cibo spazzatura. Strano ma vero. Siamo riusciti a mangiare pizza (troppo formaggiosa), insalata e pure una pasta al ragù sì precotta ma sorprendente per quanto non sapesse di industriale.

Vorrei fare una menzione speciale per il Lucky Nugget Saloon, ristorante in stile Far West (vedi foto) che pur non avendo un menù sconfinato offre un po’ di scelta. Entrando nel particolare io mi sono mangiato del pesce, moglie delle costine e figlia il più classico degli hamburger. All’inizio le avevano portato una roba con del pollo alla piastra e una volta fatto notare che non era quanto richiesto il cameriere si è sentito in dovere di dirmi “it’s your mistake”. Secondo mister savoir faire l’errore era stato mio, peccato la comanda recitasse ben altro.

Umanamente parlando il nostro soggiorno è stato notevole ma non esente da pecche, come quella descritta poc’anzi. Niente di che però, ecco, l’ostacolo lingua in un posto così internazionale non dovrebbe presentarsi così spesso. Parlo un discreto inglese e ho vaghi ricordi del francese studiato alle medie eppure più di una volta non sono riuscito a farmi spiegare quale pietanza potessi prendere. E nemmeno dove potessi trovare un ristorante o la toilette. Per fortuna che di membi dello staff ce n’erano così tanti che chiedere due volte la stessa cosa era non solo necessario ma possibilissimo.

Mi rendo conto di essermi dilungato a sufficienza, spero di non avervi annoiato.

Ci sarà una terza parte dedicata a Disneyland Paris? Lo scoprirete solo… leggendo.

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