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Smart working: gioie e dolori del lavoro a casa

In questo periodo buio dovuto al coronavirus si fa un gran parlare di lavoro agile. Dall’alto dell’esperienza mia e di mia moglie, ho deciso di scrivere qualche riga a riguardo: ecco a voi gioie e dolori dello smart working.

Virus, pandemia, quarantena, ufficio chiuso. E’ il brevissimo riassunto di cosa è successo ad un sacco di gente nelle ultime settimane. Io e mia moglie non rappresentiamo un’eccezione e così lei lavora da casa ed io cerco di intrattenere nostra figlia. In questo periodo si fa un gran parlare di lavoro agile, lavoro che a volte di agile ha ben poco. Non è tutto rose e fiori, quindi, ma non è neanche una schifezza totale. Ragion per cui, dall’alto dell’esperienza mia (passata) e di mia moglie (presente), ho deciso di scrivere qualche riga a riguardo. Ecco a voi gioie e dolori dello smart working.

Sono nel mondo del lavoro da circa 15 anni, praticamente tutti “dominati” dal precariato. In questo lasso di tempo ho anche avuto modo di lavorare seduto sulla mia sedia, col mio pc, nel mio salotto. Non è stata un’esperienza totalmente negativa, per fortuna, ma non è stata neanche una figata. La mia dolce metà non può che essere d’accordo, visto che l’ufficio dove lavora ha adottato, giustamente e per fortuna, una politica conservativa: si continua a “produrre” ma al sicuro, a casa, con tutti gli annessi e connessi del caso.

Smart working: i pro

  • Ci si può permettere di stare al computer con un look decisamente casalingo, fatto di ciabatte-pigiama-vestaglia o tuta. Gli audaci possono anche “produrre” standosene come mamma li ha fatti, completamente nudi.
  • Non c’è la necessità di trucco e parrucco.
  • Un pazzo volendo può anche far colazione/pranzo mentre lavora.
  • I più easy e rilassati si accendono la radio o addirittura la tv, seguendo distrattamente il tg o qualche trasmissione ad impatto cerebrale zero.
  • Non dimentichiamoci di dar da mangiare al cane, al gatto, ai pesci o ai figli, riservando loro una coccola o un minimo d’attenzione.
  • Niente colleghi logorroici, lamentosi, con l’ascella emozionata e l’alito che manderebbe ko un elefante.
  • Capo a debita distanza, non ti chiede di portargli il caffè e non fa (troppe) battutine divertenti come una gastroscopia.
  • Ci si gestisce tempi e carichi, c’è una maggior autonomia. A volte si può “addirittura” uscire per comprare il pane o ritirare un pacco.
  • Niente viaggi, in auto o sui mezzi. Quando finisci sei già a casa. E puoi giocare subito con tua/o figlia/o.

Smart working: i contro

  • Organizzare i tempi (lavoro, pranzo, pennichella dell’erede) può essere un’impresa titanica e per niente rilassante.
  • Se ti manca del materiale che cazzo fai? Magari una penna in casa la trovi ma un faldone coi bilanci di una certa azienda?
  • Il cane/gatto la sgancia sul tappeto. E ti tocca pulire, tra una bestemmia e l’altra.
  • La prole che si trasforma in criceto fatto di lsd.
  • Parenti vari che non si rendono conto della tua realtà di lavoratore e chiamano negli orari più irritanti. Per parlare del nulla.
  • Video o call conference con gente che rutta, peta, si scaccola, nuda, mentre ascolta musica trap (figa, che odio) a tutto volume.
  • Il capo totalmente fuori dal mondo che pretende tutto, subito, magari fuori orario, anche se i clienti sono chiusi e non fanno smart working, quindi figurarsi se rispondono al telefono o alle mail.
  • Il suddetto capo che ti chiama al sabato sera per dire che ti dimezza la paga causa crisi. E pretende che tu rimanga disponibile 24h su 24 tanto “cosa sei a casa a fare”. Perlamiseriaputtanaladra voglio fissare il vuoto e tu non devi rompermi i coglioni.

Credo sia tutto. E voi? State lavorando? Magari da casa? Pensate abbia dimenticato qualcosa in questo piccolo elenco semiserio? Fatemelo sapere nei commenti qua sotto.

A presto!