In questi anni si fa un gran parlare di lavoro agile e ho deciso di scrivere qualche riga a riguardo. Ecco le (personali) gioie e dolori dello smart working.
Virus, pandemia, quarantena, chiude l’ufficio, casa diventa ufficio, passa il momento difficile, riapre l’ufficio, torni in ufficio. Anche quando potresti farne a meno. E’ il brevissimo riassunto di cosa è successo ad un sacco di gente negli ultimi anni. Io e mia moglie non siamo stati un’eccezione ed è capitato che, mentre cercavo di intrattenere nostra figlia, la mia dolce metà abbia lavorato da casa. Lo chiamano smart working, ma a volte viene da chiedersi cosa ci sia di smart…
Perchè, ovviamente, non è tutto rose e fiori: ecco a voi gioie e dolori del lavoro agile.
Sono entrato nel mondo del lavoro nel 2005, 21 anni contraddistinti dal precariato e durante i quali ho anche avuto modo di lavorare seduto sulla mia sedia, col mio pc, nel mio salotto. Non è stata un’esperienza totalmente negativa, per fortuna, ma non è stata neanche una figata.
Mia moglie non può che essere d’accordo, visto che durante la pandemia di qualche anno fa l’ufficio dove lavora adottó una politica conservativa: continuare a “produrre” sempre e comunque, standosene al sicuro a casa quando non se ne potè. Con tutti gli annessi e connessi del caso.
Smart working: i pro
- Puoi permetterti di stare al computer con un look decisamente casalingo, fatto di ciabatte-pigiama-vestaglia o tuta. I più audaci possono starsene come mamma li ha fatti, a patto che non siano previste videochiamate.
- Non c’è la necessità di trucco e parrucco, a meno che la cosa non sia di supporto morale.
- Un pazzo volendo può anche fare colazione/pranzo mentre lavora, per ottimizzare i tempi. Ma temo che questo non sia un pro o, almeno, non sempre.
- I più easy e rilassati potrebbero accendere la radio o addirittura la tv, seguendo distrattamente il tg o qualche trasmissione ad impatto cerebrale zero. Giusto per avere un po’ di (finta) compagnia.
- Non dimentichiamoci di dar da mangiare al cane, al gatto, ai pesci o ai figli, riservando loro una coccola o un minimo d’attenzione.
- Non ci si “bea” della presenza di colleghi logorroici, lamentosi, con l’ascella emozionata e l’alito che manderebbe ko un elefante.
- Il capo è a debita distanza, non ti può chiedere/ordinare di portargli il caffè e non ti illumina la giornata con battutine divertenti quanto una colica renale.
- Quando possibile ci si gestisce tempi e carichi, c’è una maggior autonomia. A volte si può “addirittura” uscire per comprare il pane o ritirare un pacco, ma se sei un audace di cui sopra ricordati di indossare qualcosa.
- Niente viaggi, in auto o sui mezzi, quindi niente traffico e niente dolce aroma di aglio-fiatella-ascella-vino alle 8 del mattino. In pratica… quando finisci sei già a casa. E puoi giocare subito con tua/o figlia/o.
Smart working: i contro
- Organizzare i tempi (lavoro, pranzo, pennichella dell’erede se ne avete, imprevisti vari) può essere un’impresa titanica e per niente rilassante.
- E se non trovi del materiale? Una penna in casa la rimedi anche, ma cosa fai quando manca qualcosa di specifico tipo un faldone coi bilanci di una certa azienda?
- Il cane/gatto la sgancia sul tappeto. E ti tocca pulire, tra una bestemmia e l’altra, pensando che quello che dovrai fare dopo magari sarà anche peggio.
- La prole si annoia e giustamente si trasforma in un grosso criceto fatto di lsd che chiede, vuole, pretende. E non capisce che tu e consorte siete lì ma non siete lì. Insomma per i piccoli il concetto di lavoro giustamente potrebbe essere difficile da capire o non esiste proprio.
- Parenti vari che non si rendono conto della tua realtà di lavoratore “agile” e “tecnologico” e chiamano negli orari più irritanti. Per parlare del nulla. Sempre che non bussino direttamente alla porta di casa…
- Le adorabili video o call conference con gente che rutta, peta e si scaccola, nuda, mentre ascolta reggaeton (figa, che odio) a tutto volume.
- Il capo totalmente fuori dal mondo (e fuori di testa) che vuole tutto e subito, durante il weekend o comunque fuori orario. Anche se i clienti sono chiusi e non fanno smart working, quindi figurarsi se rispondono al telefono o alle mail.
- Il suddetto capo che ti chiama al sabato sera per dire che visto che lavori da casa ti dimezza la paga anche perché c’è crisi. E nonostante ciò pretende che tu rimanga disponibile 24h su 24 tanto “cosa sei a casa a fare”. VOGLIO FISSARE IL VUOTO E TU NON DEVI ROMPERMI I COGLIONI.
Credo sia tutto. E voi? Avete mai avuto la vostra abitazione come location di lavoro? Pensate abbia dimenticato qualcosa in questo piccolo elenco semiserio? Fatemelo sapere nei commenti qua sotto.
A presto!