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Videogiochi: le mie 3 adorate (e vecchie) console

Tre pezzi d’antiquariato videoludico e tre scrigni colmi di ricordi: ecco le console che mi hanno accompagnato dalla scuola elementare all’età adulta.

Ok, belli i vecchi telefilm e sì, eccezionali i Transformers e gli altri giocattoli. Ma un residuato bellico degli anni ’80 e ’90 come me non può non ricordare con nostalgia i vecchi videogame e le vecchie console. Grazie alle quali ho passato interi pomeriggi a frantumare joystick e pulsanti. Dalla scuola elementare all’età adulta, ecco tre pezzi d’antiquariato videoludico che sono anche tre scrigni colmi di ricordi, non solo dell’età della pietra…

Sega Master System II

In principio fu il SEGA Master System II…

Tra le elementari e le medie scoppiò anche per me la mania per i vieogiochi. GIG Tiger e simili intrattenevano ma solo fino ad un certo punto e i classici giocattoli iniziavano a sapere di “vecchio”. Vedere i compagni di classe entusiasti delle loro console completò l’opera e iniziai così ad assillare i miei a colpi di “daidaidai” o “melocompri”. Non male anche “imieicompagnicel’hannogià”, come se potesse essere un incentivo. Fatto sta che, complici i buoni voti, mamma e papà capitolarono e in casa comparve la meraviglia che vedete nella foto qui sopra.

Il mitico Master System II (esiste ancora, lo trovate qui) era un capolavoro: linea elegante, plastica nera, un tasto ON/OFF e l’avveniristico Pause che ti consentiva di andare a fare pipì o a bere un succo. Chè di salvataggi manco a parlarne. Non dimentichiamo poi l’accrocchio che consentiva di modificare il segnale tv e rendere i videogiochi effettivamente visibili. Un affarino che sapeva tanto di fantascienza agli occhi di un bimbo di 10 anni.

Senza contare i controller. Che rispetto ai joystick moderni fanno ridere, ma all’epoca il pad e i due pulsanti svolgevano egregiamente il loro compito. Voglio ricordare con affetto e una lacrima il primo “coso nerogrigio col filo troppo corto”, perito durante una PACATISSIMA partita ad Alex Kidd in Miracle World. Chiiiiii? Una sorta di Super Mario con meno funghi e Luigi in mezzo ai maroni, ma molto più figo.

Game Boy

Poi ci fu l’avvento del Game Boy

Bello giocare a casa, ottimo farlo con un amico, splendido perdere la vista a Super Kick Off. E quando si andava in vacanza? “Non vorrai mica portarti indietro quell’affare (il SEGA), non se ne parla, fem no rebì (non farmi arrabbiare)”. Parole e musica a volte pure in dialetto di mio papà, perchè nella UNO non c’era poi tutto sto spazio. E quindi…

E quindi niente, erano gli anni 90, erano spuntate le console portatili e come da tradizione continuava la lotta SEGA-Nintendo. Da una parte c’era il Game Gear: nuovo, figo, bello, col tv tuner che ti faceva vedere la tivù e dal costo importante. Dall’altra il Game Boy: vecchiotto, solido quasi quanto un Nokia 3310, con una serie infinita di giochini, lo schermo grigioverde morte e l’insopportabile tendenza a ciucciare le pile peggio di una centrale nucleare.

Un po’ per ragioni economiche e un po’ perchè sì e basta, riuscii ad entrare in possesso del bianco gioiello della Nintendo (ecco una versione assai simile all’originale). Era un’estate, eravamo in montagna e di quella gita a Livigno mi ricordo solo una cosa: la sera stavo giocando a Burai Fighter Deluxe, godibilissimo sparatutto a scorrimento del quale ho parlato qui.

Che altro dire del ghemboi se non che è durato un sacco nonostante ore, giorni e mesi passati a pigiare pulsanti. E poco importa che si dovesse ammazzare un drago. O segnare un gol ad un gioco di calcio così demenziale che manco ricordo più come si chiamasse. Rammento solo che c’erano tiri speciali degni di Holly e Benji e dei campi di gioco davvero particolari: alcuni erano ghiacciati e scivolavi sempre e comunque, altri erano così pieni di pietre che immancabilmente stramazzavi al suolo. Ma veramente, mica come Neymar e compagnia urlante.

PlayStation 3

Ed infine… la PS3!

Defunti Master System II e Game Boy, per un sacco di tempo ho sfruttato il pc come fonte di studio, lavoro e svago videoludico. Poi un bel giorno (Natale) i miei nipoti ricevono la PlayStation 4 ed ecco l’illuminazione: la loro vecchia console non deve finire in quel negozio che ti valuta le cose in modo ridicolo, quindi sarà mia. Perchè non mi importa di avere l’ultima console con i giochi più fighi, costosi e famosi. Mi basta semplicemente avere tra le mani un controller affinchè la prossima volta il nipote di 10 anni non mi umili troppo!

E così la PS3 entra in casa e… rimane nel sacchetto per un anno! Perchè si è lavorato, si è visto film e anche troppi cartoni animati che piacciono solo a mia figlia. Ho anche scritto qualcosina su questo blog e due cosette su sarascrive.com, senza contare che il pc con PES e Dead Island mica è esploso. Però l’emergenza legata al coronavirus ha aumentato parecchio il tempo libero a mia disposizione e quindi, tra un Transformer e un Lego, ho avuto modo di imbracciare l’unico joypad della Play ancora funzionante.

E quindi? E quindi niente, a parte tiri a giro, pallonetti, trattative di mercato al limite del credibile e… ben ritrovato FIFA!